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  • La Grotta di Santa Cristina: la basilica ipogea e la necropoli cristiana (catacomba)

    Uscendo dal vestibolo in direzione della basilica ipogea alzando gli occhi si scorge lungo il grande arcone un affresco riemerso nel 1963: è risalente al XIII secolo e si possono parzialmente riconoscere un Cristo giudice, due angeli che sorreggono la mandorla che accoglie la figura di Cristo, un santo vescovo, una santa incoronata probabilmente Santa Cristina.

    La basilica ipogea è ricavata dalle catacombe paleocristiane di Bolsena ed è sempre stata ritenuta il luogo originario dove venne sepolta Santa Cristina: fu costruita smantellando parte delle catacombe e scavando la roccia vulcanica della collina e per questo oggi tutto il contesto è noto come Grotta di Santa Cristina.

    Nel 1880 furono attivati degli scavi sotto l’altare del XV secolo, per verificare la reale esistenza della tomba della santa e conoscere meglio la necropoli paleocristiana che fino ad allora era sostanzialmente interrata.

    Il 5 agosto 1880 fu rinvenuto il grande sarcofago ad acroteri in pietra lavica di età medievale contenente un’urna cineraria in marmo di epoca romana (databile nel I/ II secolo d.C.) recante esternamente la scritta in latino che conteneva le reliquie di santa Cristina martire: all’interno, oltre a ossa umane, era conservata una moneta d’argento risalente tra il 915 e il 924 quindi ai tempi di Berengario I.

    Grazie a questa scoperta gli scavi e gli studi successivi hanno appurato che in questa area realmente esisteva una tomba venerata già dagli inizi del V secolo e che quindi questa poteva essere la tomba della santa. È oggi stimato dagli studiosi che molto probabilmente si debba a un intervento unitario (forse proprio ad opera di Matilde di Canossa) nell’XI secolo la monumentalizzazione del luogo dove si riteneva fosse stata sepolta originariamente la martire attraverso:

    - la costruzione della basilica ipogea con sistemazione delle reliquie nel sarcofago reliquiario nel periodo in cui, secondo la tradizione, le ossa di Santa Cristina sarebbero state riportate a Bolsena dall’Isola di Martana dove erano state nascoste (per evitare di essere trafugate) grazie all’intervento di Matilde di Canossa;
    - l’edificazione della grande chiesa romanica nell’area dove sorgeva forse il Tempio di Apollo (ipotesi ancora non verificata con certezza), citata nelle fonti medievali già dal 1115, ricondotta anch’essa all’intervento Matilde di Canossa;

    L’attuale sistemazione dell’ipogeo è dovuta a interventi posteriori il 1880 che hanno alterato la disposizione di originali elementi archeologici e la collocazione del tabernacolo in maiolica di Benedetto Buglioni, che un tempo era qui allocato (oggi è visibile nell’altare della Cappella del Ss. Mo Sacramento lungo a navata destra della basilica) nel cui arcosolio, al  di sotto della mensa dell’altare era collocata la delicata statua in terracotta raffigurante Santa Cristina giacente, opera tra le più belle di Benedetto Buglioni. Attualmente quest’ultima è visibile nel monumento funebre collocato nella basilica ipogea: Santa Cristina è immobile nel sonno della morte e reca tra le mani i simboli del martirio, la freccia e la macina da mulino.

    Scendendo le scale si raggiunge invece l’area dove è collocato il grande sarcofago medievale sopra menzionato; accanto si accede alla necropoli paleocristiana (catacomba), una delle più notevoli testimonianza della Tuscia di questo periodo, riaperta la pubblico nel 1988.

    I resti del corpo di Santa Cristina sono gelosamente custoditi invece in un’urna reliquario sottostante l’elegante scultura dipinta che raffigura Santa Cristina di scuola senese del XV secolo, collocata lungo la navata sinistra della chiesa.

    L’area della basilica ipogea/santuario martiriale è recintata da balaustre in marmo e ferro battuto collocate nel 1894.Nella parete dell’abside sono stati rinvenuti affreschi risalenti al XVI secolo e al XIV secolo.

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